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Febbraio 2021

Meglio cointestare sempre un investimento? Faccio mettere la firma?
Fornire un’indicazione valida che risponda a questa domanda è davvero complicato, principalmente perché in quest’ambito si va a impattare sui rapporti personali, familiari e sulle relazioni affettive. Meglio fornirvi solo qualche considerazione di carattere generale che vi guidino attraverso appropriate riflessioni:

– Vedo spesso aggiungere su conti correnti e su investimenti nominativi in funzione di aspetti pratici legati all’operatività (con lo schema che prevede la facoltà delle firme disgiunte): lo sapevate che quest’aspetto può essere facilmente risolvibile inserendo delle deleghe ad agire senza per forza ‘coinvolgere’ dei cointestatari?
– Lo stato di cointestatario impatta inevitabilmente in caso di successione: fino a prova del contrario, esiste una presunzione a favore di questa figura che gli attribuisce uno quota delle somme in questione, ricordatevi di tenerne conto!
– Quanto sopra porta spesso a incomprensioni e contenziosi al momento della ripartizione quando si innesca l’apertura di una successione: pensate a quando uno dei figli viene “cooptato” nel conto solo perché logisticamente più facilitato nel caso di operazioni urgenti cui non potrebbero provvedere i genitori anziani…

Il mio suggerimento è quello di dedicare una giusta e ponderata riflessione quando si inizia un percorso finanziario: si tratta di una componente altrettanto importante quanto il trovare un’adeguata strumentazione supportata da una rigorosa pianificazione!

Quanto tempo conviene rimanere investiti?
Ecco una domanda piuttosto diffusa e talvolta provocatoria: innanzitutto, vi consiglio di rileggere l’articolo sul fattore tempo che avevo scritto qualche mese perché può tornarci utile un richiamo al ‘discorso generale’: https://www.claudiocavallo.it/il-fattore-tempo/.
In caso non ne abbiate voglia, vi riassumo più che brevemente i contenuti: il concetto che esprimevo era legato all’importanza del tempo trascorso nel mercato e quindi alla visione di medio / lungo periodo contrapposta all’intenzione di indovinarne gli andamenti.

Venendo ora dal generale al particolare del singolo investitore, quello che si può aggiungere si articola in alcune casistiche di base:
– il risparmiatore prudente e conservativo – che facilmente possiede titoli di stato o obbligazioni – si traguarderà alla scadenza del titolo nel caso sia interessato ai flussi di cassa periodici e non avrà particolari decisioni da prendere.
– molto diversa diventa la situazione quando il valore dei titoli in conto capitale evidenzia un valore molto elevato perché si apre la possibilità di scelta fra il rinunciare ai futuri flussi di cassa – vendendo e capitalizzando i guadagni – oppure continuare con il piano originario.

Facile concludere che siamo si su un terreno finanziario ma fino ad un certo punto: le attitudini della persona giocano quale elemento pesante nella scelta. Discorso un po’ diverso se parliamo di investimenti azionari che sono più soggetti a volatilità ma portatori anche di guadagni più interessanti.

Personalmente ritengo sempre cosa utile traguardarsi al periodo temporale cui fa riferimento l’investimento senza entusiasmarsi troppo nel caso di importanti salite e senza impanicarsi quando si attraversa una fase di discesa anche particolarmente significativa.
Se però la performance dell’investimento si rivelasse in un certo periodo particolarmente brillante, e si volesse passare ad una presa di beneficio, rammento una nota frase appartenente al gergo degli operatori finanziari ovvero “disinvesti e pentiti” in altre parole… Accontentiamoci di un guadagno già particolarmente consistente e pazienza se per qualche tempo ancora gli andamenti continuano ad esprimere incrementi.
Ciò vale per la chiusura completa di quanto investito a suo tempo o anche solo per stornare i guadagni ottenuti.

Sono consapevole che la realtà si presenta come al solito molto più complessa e variegata ma se dovessi fare una sintesi di queste mie considerazioni, rimarcherei senz’altro il ruolo del consulente: la scelta di agire sulle tempistiche dell’investimento è un fattore centrale del processo che si va a integrare con la scelta degli strumenti e determina l’efficacia della strategia.

Chi ci accompagna nel percorso, e ben conosce le nostre attitudini, i nostri progetti e – talvolta – le nostre emozioni, giocherà un ruolo decisivo nell’interpretare correttamente il momento e quindi orienterà le scelte nel modo più opportuno per il proprio cliente.

Quali sono i regimi patrimoniali contemplati per le unioni?
Che si tratti di regimi patrimoniali della coppia o di unioni civili, quest’oggi vi evidenzierò le situazioni di base indicando anche possibili soluzioni operative / opportunità. Non dimenticate, però, che i miei consigli andranno poi calati nella realtà di ciascuno o non applicati se prevalessero altri ragionamenti!

– Separazione dei beni: ciascun coniuge è esclusivo proprietario dei beni a lui intestati, spesso acquisiti prima del matrimonio.
> Sarebbe opportuno avere posizioni mono-intestate per gli investimenti e un conto in comune per i consumi, ritrovandoci così anche al riparo dall’aggressione di eventuali creditori del coniuge.

– Comunione dei beni: tutti i beni acquisiti dopo il matrimonio / unione civile entrano in comunione ragion per cui sia gli investimenti che il conto per i consumi andrebbero cointestati.
> Si avranno conti mono-intestati solo per i beni personali acquisiti prima del matrimonio / unione civile e i creditori di un coniuge potrebbero trovare soddisfazione solo sul 50% di quanto si trova nella comunione.

– Comunione convenzionale: si possono far rientrare in comunione anche quei beni presenti prima del matrimonio o ricevuti da donazioni e/o successioni.
> I conti saranno cointestati sia per beni in comunione che per i consumi e i creditori di un coniuge potranno aggredire solo il 50% dei beni in comunione.

– Convivenze di fatto: le indicazioni sui regimi patrimoniali non valgono.
> Sarebbe opportuno esaminare specificatamente la casistica di ciascun componente della coppia.

Posso ritirare i miei soldi in qualunque momento?
Questa è una domanda che mi viene posta piuttosto di frequente anche se con diverse sfumature: ancora una volta, desidero rimarcarvi l’importanza di una buona pianificazione perché ci fornisce il quadro generico di riferimento che è sempre auspicabile avere per fornire un consiglio su questa richiesta.

I nostri investimenti devono sempre essere traguardati primariamente a specifici obiettivi, anche temporali.

Passando poi dalla strategia ai singoli prodotti che la declinano, troveremo certamente situazioni differenti: Titoli di Stato e obbligazioni hanno già in essere una scadenza prestabilita mentre i fondi di investimento devono essere monitorati e raccordarsi con gli obiettivi prescelti, tant’è che possono essere venduti in pochi giorni nel caso si ritenga giunto il momento adatto alle proprie esigenze.

Nel caso di polizze a contenuto finanziario invece possono essere presenti vincoli in uscita – ad es. delle penali – ragione per cui devono essere utilizzate situazioni e per scopi coerenti con la loro natura.

In sintesi, oltre al fattore tempo di permanenza nell’investimento che è bene venga calibrato alle esigenze dell’investitore, altrettanto importante si rivela essere l’aspetto “liquidabilità” ovvero la possibilità o meno di rientrare in tempi ragionevolmente brevi del proprio capitale investito.

Non dimenticate che esistono anche i cosiddetti mercati privati ovvero quelle modalità di investire in aziende con buoni potenziali di crescita finanziandole direttamente: tutto ciò si rende possibile per il tramite di società specializzate di grande affidabilità.

In questo tipo di impieghi non esiste un mercato pubblico dove vengono quotati i titoli ma si ha come controparte l’azienda o le aziende cui si è dato il proprio apporto e quindi saranno poi questi soggetti che restituiranno capitali e interessi seguendo un piano di rimborso prestabilito e che, generalmente, si articola su alcuni anni.

A mio modo di vedere, questa è una soluzione piuttosto interessante che ben si adatta a certune tipologie di clienti e che concorrerà a ben completare il loro portafoglio.

Claudio Cavallo